mercoledì 17 settembre 2008

Tha Carter III


A me weezy non m'ha mai fatto impazzire...
Anzi!
Però devo ammettere che il suo flow (anche se lungi dall'essere impeccabile) è molto personale, non tanto come lyricist...infatti spesso le metafore svaccano e i pun sono dotati di un'infantilità shockkante...sicuramente in quanto voce e orecchiabilità (per la maggior parte delle volte). Sicuramente il caos mediatico che si è costruito intorno è la perfetta architettura barocca in cui incastonare una "perla" come Tha Carter III, citando madame Pompadour "non importa che se ne parli bene o male...l'importante è che se ne parli" (lezione che ahimè ho paura abbiano imparato anche i Wu, che per fare un po di casino prima del nuovo album si son messi a rilasciare beef telematici (+ fumo che arrosto) tra Raekwon e RZA)
Insomma credo un disco fatto bene, politicamente...
un po meno artisticamente.
Ma che inevitabimente traccia il contorno in gesso di un mondo Hip-Hop che ha perso visibilità e corona un rap fatto da forum e gossip...youtube e myspace...
Si amplia la platea e si stringe il palcoscenico,
Aumentano le vendite ma chi ascolta musica come questa?....
Sempre più un rap fatto di personaggi e meno di persone.

Chiudo.

"It's because of my job, mo' money mo' prob in this dirty game
This industry FUCKED UP
That's right I said it, and it's fake as ever
Keep real niggaz around me, stay "Space Age 4 Eva""

martedì 11 marzo 2008

Cumming _ S


Il punto sulla poesia modernista-, padre saturnico della lirica moderna. Partendo da una raffinata sensibilità imagista il poeta modernista, in genere, tende a elaborare un verso freddo e spesso di difficile comprensione, distorto da correnti filosofiche, critiche e letterarie. Il poeta modernista è primaditutto un intellettuale, un attivista culturale e un libero pensatore, coinvolto drasticamente del dinamismo del suo tempo. Così è pure Cummings E.E:, uno dei padri fondatori (insieme a Pound & Williams) del modernismo poetico americano, le liriche presentate da questa raccolta coprono l'intero arco della carriera artistica di Cummings, partendo dalla matrice imagista e chiudendo con i tardi esperimenti sintattici. Lo sperimentalismo Cummingsiano non è tanto sostanziale quanto formale, a differenza di Pound, Cummings si sforza di creare un verso formalmente ricostruito, la sintassi è il nodo focale ...La potenza espressiva della forma sofferta,, innanzi al fallimento della poesia comunicativa tradizionale, ormai ridotta a manierismo, il poeta nuovo si sforza di far leggere le sue verità tra le righe in senso vero e proprio. I versi sono liberi e le frasi spezzate, una sorta di rivo letterario strozzato, come se ci fossero degli impedimenti nella creazione del pensiero, come se oramai la linearità razionale della creazione sia persa...anche le parole sono vittime di un deus ex machina spesso incomprensibile e interdetto che le colloca quasi astrattamente sul foglio. Grande merito di questi poeti è lo sforzo di liberare il verso dalle "scarpie" culturali ereditate dall'800, sacrificabile il fatto che a tratti l'intento positivo debba risolversi in un esercizio stilistico.

Consigliabile a tutti gli amanti della poesia & dell'avanguardia, da inserire nella collana...
"Quello che ci siamo persi del '900"

venerdì 7 marzo 2008

Sine Mura

Finito di leggere stamattina "Il paese delle nevi" di Yasunari Kawabata _ è un buon modo per entrare nella primavera. Lo stile di Kawabata è delicato e tagliente, freddo e umido ma profondamente umano [reso bene dalla traduzione]. Non assistiamo a un alambicco relazionale come nelle "Affinità elettive" di Goethe, quello che fa Kawabata è sempre caratterizzato da una profonda partecipazione umana, mai realmente evidente, quasi l'umanità fosse una sorta di Holy Ghost invisibile ma non impercettibile che circonda e permea le relazioni dei viventi. é quella peculiare sensibilità nipponica, così elegantemente viscerale, ingenua e sincera...Come se l'amore fosse una strana forma di sangue da naso. Il libro, nonostante la brevità, è intenso e può risultare lungo al lettore non abituato a questo tipo di lirica, il ritmo delle pagine è sommesso, rilassato nei tempi ma sempre lievamente teso nei moti umani, animati da inspiegabili vuoti. Il centro del romanzo è [come non può essere] il cozzare costante di eros e tanatos, nel macrocosmo termale, il costante accostamento dinamico della morte all'amore in quanto inesplicabili motori dell'azione umana ci accompagna durante tutta la durata del romanzo. Le tenere crudeltà dei personaggi sullo sfondo della frivola vita della stazione termale ci toccano più profondo di quanto vorremmo, come in un acquarello di impressioni senza contorni finiamo per specchiarci anche solo per un istante, prima che torni il tempo a mescolare le carte e a nascondere i ricordi.

"Era strano che perfino nella maschera dovesse esserci il profumo della donna"

sabato 16 febbraio 2008

Dear Louis

Parliamo di Neo-Bop. Nato in risposta alle ormai quasi inaccessibili evoluzioni di Fusion & Free-Jazz, il Neo-Bop si propone non tanto un ritorno alle origini Culturali/Sociologiche del Jazz quanto, più che altro, a una ricercata accessibilità, che renda godibile e sqisitamente retrò una musica che ormai ha perso i contatti con il grande pubblico. C'è la nascita di una musica raffinata, epurata da divagazioni troppo violente, che risulta nuova (per quello che riguarda la cura delle sonorità e l'elaborazione di un sound vintage privo di odore di naftalina) e tuttavia riconoscibile. Si ritorna a un significato di jazz più classico, spogliandolo di tutti i toni violenti (politico/culturali) assunti negli anni '70, il mood è quello dei Martini sorseggiati in locali poco illuminati con una dunhill international tra le labbra, discutendo di quanto F. Scott Fitzgerald sia ancora così attuale. Lo stile ha nei fratelli Marsalis i suoi capostipiti ma oggi vi presenterò Nicholas Payton. Nasce e cresce a New Orleans, ottiene la sua prima tromba a 4 anni, e continua a suonarla nella capitale della Louisiana, fino all'inizio dei suoi tour intorno al mondo. Il suo Neo-Bop è profondamente radicato nel Jazz primordiale della sua città, e questo risulta evidente dal suo album del 1995, "Gumbo nouveau". Registrato quando aveva 22 anni è una interessante collezione di classici di New Orleans e di Louis Armstrong. L'esaltante "Whoopin' Blues", la rivisitazione malinconica di "When the saints go marching in" e la scialla di "Way down yonder in New Orleans" sono splendidi esempi di questo stile che si prefigge lo scopo di catturare l'orecchio del pubblico con una morbida raffinatezza, di facile ascolto ma mai banale e sempre con una punta di pepe nero.

lunedì 11 febbraio 2008

Mud 73

Morto due anni fà, R.L. Burnside iniziò ad avere successo negli anni novanta, all'età di 60 inverni circa. Divenne presto uno degli emblemi del Mississipi elettrico. Lo stile rude e diretto delle campagne bagnate dal fiume di fango sgocciola succo blues nella chitarra di questo vecchio negro. "Wish I was in heaven sitting down" è il suo album del 2000, non particolarmente apprezzato dai critici, evolve in uno stile più moderno con dei ritmi e delle sonorità più urbane (prima fra tutte "bad luck city"). Una raccolta di canzoni provenienti da varie fonti, spirituals, blues altrui e vecchi successi.
Particolarmente notevole la title track e la struggente "R.L.'s Story", history of violence on slide guitar echoes.
Ci ricorda in qualche modo come si possa usare lo stomaco come cassa armonica, cosa troppo spesso dimenticata dalle nuove generazioni, troppo occupate ad etichettarsi per ascoltare l'eco viscerale della fame e delle donne, in fondo 'vry body's seen da Mississipi, the whole world's a ghetto.
Good Ol'Blues senza dubbio, senza troppi compromessi pieno del caldo sudore marrone della terra & qualche new trick...Old dog.

sabato 2 febbraio 2008

Birra chiara e patatine


"12 Crass songs" è il nuovo progetto del musicista Folk New Yorkese Jeffrey Lewis. Il musicista, caratterizzato da una vocetta nasale e una chitarra acustica, era solito deliziarci con ballate anti-global critiche, ironiche e mai banali. In questo nuovo album ripercorre la sua passione giovanile per il Punk e rivisita in chiave Folk le canzoni dei Crass, storico gruppo Hardcore Politico Britannico. Il risultato non soddisferà minimamente i moderni mohicani, della rabbia sonica sprigionata dai Crass è infatti rimasto ben poco. Jeffrey tuttavia riesce a mettere in risalto l'estrema attualità dei testi del gruppo inglese, che dopo 30 anni, cantano in vestiti di canapa trangugiando caffè biologico zapatista.
Le tracce sono fresche e effervescenti, notevoli "I ain't thik, it's just a trick", "Secureacore" & "Columbus".
Un pò come una puntata di Friends ambientata in piena rivoluzione d'Ottobre. Da assumersi in uno di quei giorni dove si è incazzati in modo rilassato, risultando quasi snob...Con una birra chiara e leggera in una mano e una porzione di patatine fritte nell'altra.

Kansas City blues brother [Editoriale n°1]

La quantità di tempo libero che riesco a ritagliarmi, permette di aprire questa umile testata giornalistica. Come tutti i dilettanti il solo obbiettivo è "Just glide", versarsi un bicchiere liscio e starmene a ascoltare. Scrivo a quelli come me che son nati nell'acqua magnetica del Missouri, carichi di energia, e scrivo per quelli che hanno finito le pile.
Il chiedere a un uomo cos'è il jass è un pò come chiedere in cosa crede...credo nei tavoli d'angolo in paradiso, credo nella carne, come nel colore della pelle, e nella poesia. Se Charlie l'usignolo grassoccio sul trespolo canta una ballata, frenetica e impacciata come solo lui sa fare _ le pigne cadono dagli alberi, e le sigarette iniziano a fumare.
Il blue casket è un pò questo, un tavolo d'angolo in paradiso e un posto in piedi all'inferno...
"Please allow me to introduce myself...Lil'Jim Wilson di Lebanon Missouri
Questa è la signorina Eliza Dolittle, vi faremo da guide in questi vicoli elettrici pieni di soul$.
Aspettate solo un secondo, un mio caro amico's 'bout to do his own thing"
Ladies and Gentlemen...Bean & Bird are on the bandstand,



& not a worry in the world.