
Parliamo di Neo-Bop. Nato in risposta alle ormai quasi inaccessibili evoluzioni di Fusion & Free-Jazz, il Neo-Bop si propone non tanto un ritorno alle origini Culturali/Sociologiche del Jazz quanto, più che altro, a una ricercata accessibilità, che renda godibile e sqisitamente retrò una musica che ormai ha perso i contatti con il grande pubblico. C'è la nascita di una musica raffinata, epurata da divagazioni troppo violente, che risulta nuova (per quello che riguarda la cura delle sonorità e l'elaborazione di un sound vintage privo di odore di naftalina) e tuttavia riconoscibile. Si ritorna a un significato di jazz più classico, spogliandolo di tutti i toni violenti (politico/culturali) assunti negli anni '70, il mood è quello dei Martini sorseggiati in locali poco illuminati con una dunhill international tra le labbra, discutendo di quanto F. Scott Fitzgerald sia ancora così attuale. Lo stile ha nei fratelli Marsalis i suoi capostipiti ma oggi vi presenterò Nicholas Payton. Nasce e cresce a New Orleans, ottiene la sua prima tromba a 4 anni, e continua a suonarla nella capitale della Louisiana, fino all'inizio dei suoi tour intorno al mondo. Il suo Neo-Bop è profondamente radicato nel Jazz primordiale della sua città, e questo risulta evidente dal suo album del 1995, "Gumbo nouveau". Registrato quando aveva 22 anni è una interessante collezione di classici di New Orleans e di Louis Armstrong. L'esaltante "Whoopin' Blues", la rivisitazione malinconica di "When the saints go marching in" e la scialla di "Way down yonder in New Orleans" sono splendidi esempi di questo stile che si prefigge lo scopo di catturare l'orecchio del pubblico con una morbida raffinatezza, di facile ascolto ma mai banale e sempre con una punta di pepe nero.
Nessun commento:
Posta un commento