martedì 11 marzo 2008

Cumming _ S


Il punto sulla poesia modernista-, padre saturnico della lirica moderna. Partendo da una raffinata sensibilità imagista il poeta modernista, in genere, tende a elaborare un verso freddo e spesso di difficile comprensione, distorto da correnti filosofiche, critiche e letterarie. Il poeta modernista è primaditutto un intellettuale, un attivista culturale e un libero pensatore, coinvolto drasticamente del dinamismo del suo tempo. Così è pure Cummings E.E:, uno dei padri fondatori (insieme a Pound & Williams) del modernismo poetico americano, le liriche presentate da questa raccolta coprono l'intero arco della carriera artistica di Cummings, partendo dalla matrice imagista e chiudendo con i tardi esperimenti sintattici. Lo sperimentalismo Cummingsiano non è tanto sostanziale quanto formale, a differenza di Pound, Cummings si sforza di creare un verso formalmente ricostruito, la sintassi è il nodo focale ...La potenza espressiva della forma sofferta,, innanzi al fallimento della poesia comunicativa tradizionale, ormai ridotta a manierismo, il poeta nuovo si sforza di far leggere le sue verità tra le righe in senso vero e proprio. I versi sono liberi e le frasi spezzate, una sorta di rivo letterario strozzato, come se ci fossero degli impedimenti nella creazione del pensiero, come se oramai la linearità razionale della creazione sia persa...anche le parole sono vittime di un deus ex machina spesso incomprensibile e interdetto che le colloca quasi astrattamente sul foglio. Grande merito di questi poeti è lo sforzo di liberare il verso dalle "scarpie" culturali ereditate dall'800, sacrificabile il fatto che a tratti l'intento positivo debba risolversi in un esercizio stilistico.

Consigliabile a tutti gli amanti della poesia & dell'avanguardia, da inserire nella collana...
"Quello che ci siamo persi del '900"

venerdì 7 marzo 2008

Sine Mura

Finito di leggere stamattina "Il paese delle nevi" di Yasunari Kawabata _ è un buon modo per entrare nella primavera. Lo stile di Kawabata è delicato e tagliente, freddo e umido ma profondamente umano [reso bene dalla traduzione]. Non assistiamo a un alambicco relazionale come nelle "Affinità elettive" di Goethe, quello che fa Kawabata è sempre caratterizzato da una profonda partecipazione umana, mai realmente evidente, quasi l'umanità fosse una sorta di Holy Ghost invisibile ma non impercettibile che circonda e permea le relazioni dei viventi. é quella peculiare sensibilità nipponica, così elegantemente viscerale, ingenua e sincera...Come se l'amore fosse una strana forma di sangue da naso. Il libro, nonostante la brevità, è intenso e può risultare lungo al lettore non abituato a questo tipo di lirica, il ritmo delle pagine è sommesso, rilassato nei tempi ma sempre lievamente teso nei moti umani, animati da inspiegabili vuoti. Il centro del romanzo è [come non può essere] il cozzare costante di eros e tanatos, nel macrocosmo termale, il costante accostamento dinamico della morte all'amore in quanto inesplicabili motori dell'azione umana ci accompagna durante tutta la durata del romanzo. Le tenere crudeltà dei personaggi sullo sfondo della frivola vita della stazione termale ci toccano più profondo di quanto vorremmo, come in un acquarello di impressioni senza contorni finiamo per specchiarci anche solo per un istante, prima che torni il tempo a mescolare le carte e a nascondere i ricordi.

"Era strano che perfino nella maschera dovesse esserci il profumo della donna"